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Oggi con il termine Sila si
intende esclusivamente la parte
centrale e più continentale
dell'intero massiccio centrale
calabrese, la parte più
elevata che misura 150.000 ettari
di boschi e si estende nelle
province di Cosenza, Catanzaro
e Crotone, confinando a nord
con la piana di Sibari, ad ovest
con le valli del Crati e del
Savuto, a sud con l'Istmo di
Marcellinara e ad est con le
pianure ioniche del Marchesato
e dell' Alto crotonese.
Dal punto di vista geo-morfologico
la Sila si presenta come un
altopiano a forma circolare,
solcato internamente da un vero
e proprio dedalo di valli, sul
cui fondo scorrono numerosi
e brevi corsi d'acqua, e da
una serie di morbide dorsali
montuose, e contrassegnato da
un'imponente orlatura di rilievi
le cui pendici esterne declinano
più o meno ripidamente
verso i territori contermini.
Nonostante la sua evidente omogeneità
ambientale, la Sila viene comunemente
divisa in tre settori: il primo,
più settentrionale, denominato
Sila Greca, il secondo posto
al centro, chiamato Sila Grande,
ed il terzo più a sud,
detto Sila Piccola. Si tratta
a ben vedere di distinzioni
meramente convenzionali che
consentono tuttavia una più
comoda analisi del territorio
silano.
La Sila
Greca
Così denominata per essere
stata storicamente soggetta
ad influssi culturali orientali,
dai Greci ai Bizantini, dai
monaci basiliani agli Albanesi,
si estende dai confini settentrionali
dell'altopiano fino alle valli
dei fiumi Mucone a sud-ovest
e Trionto a sud-est. Il monte
Paleparto che misura 1481 metri
è la vetta più
alta di questa parte di Sila.
Sui culmini, caratterizzati
da brevi crinali, enormi blocchi
di roccia si susseguono dando
vita a curiosi cumuli, mentre
nei valloni precipiti che solcano
i fianchi dei monti, si addensano
spesso enormi quantità
di detriti provenienti dalle
erosioni.
La Sila
Grande
Si estende a sud degli alti
corsi dei fiumi Trionto e Mucone,
fino a lambire le valli del
Savuto e dell'Ampollino. E'
qui il cuore geografico dell'altopiano,
dove foreste solenni di conifere
si susseguono a perdita d'occhio,
intervallate solo da grandi
praterie che illuminano il fondo
delle conche fluviali, dove
un dedalo di ruscelli, fiumi
e torrenti dalle acque cristalline
s'intersecano in ogni direzione
a formare una sorta di labirinto.
Sono qui ospitate le conche
lacustri che oggi accolgono
i tre laghi artificiali magnificamente
incastonati in superbe cornici
di foreste, l'Arvo vicino lorica,
il Cecita a sud di Camigliatello
Silano, ed il lago Ampollino,
nei pressi di Villaggio Palumbo.
A nord si eleva la dorsale del
monte Altare (1651 m.) e del
monte Sordillo (1551 m.) che
separa, con un lungo susseguirsi
di secolari foreste di conifere,
le valli del Trionto e del Mucone
fino a dominare le splendida
valle della Fossiata.
A sud, tra le belle valli del
Neto e del Garga, si eleva il
monte Volpintesta (1730 m.)
la cui oscura mole incombe sul
lago di Ariamacina. Quasi al
centro dell'altopiano è
posto l'imponente complesso
del monte Botte Donato (1928
m.) che costituisce la massima
vetta della Sila e dalla sommità
del quale si intravede uno spettacolare
panorama che raggiunge anche
il mare posto a soli 30 km di
distanza! Ad est il crinale
del Botte Donato si estende
tra i bacini del Garga e del
lago Arvo, tra l'Arvo e l'Ampollino
infine, c'è la dorsale
del Montenero (1881 m.) caratterizzata
dall'alternarsi di oscure selve
ed ariose praterie.
La Sila
Piccola
Si estende a sud del lago Ampollino
e forma un grande arco convesso
che parte ad oriente dalla valle
del Tacina, fino a raggiungere
la valle del Savuto ad occidente.
Subito a sud dell'Ampollino
si estende la catena montuosa
del monte Scorciavuoi (1745
m.), verso sud si trova la dorsale
del monte Gariglione (1765 m.)
dove si trova l' omonima a più
famosa delle foreste silane,
protagonista di saghe e leggende
ancora vive nella memoria.
L'alta valle del Tacina, forse
la più bella ed incontaminata,
si dipana ariosa tra i rilievi
dello Scorciavuoi e del Gariglione
con vaste praterie contornate
da silenti boschi.
Tra il Gariglione e la Femminamorta
s'incunea la gola del Soleo,
per gran parte così scoscesa,
buia e selvaggia da avere meritato
il nome di Manca del Diavolo. |
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